L’uomo nero

February 8th, 2010

giger, Satan I

Qui in banca non sono la prima della mia società che il Grande Capo Bavoso presta e lascia nel dimenticatoio; anzi c’è un piccolo presidio di reietti che hanno piantato qui le radici e si sono modellati perfettamente all’ambiente circostante. Ma questo post non parla di loro, ma del loro Uomo Nero, Colui Che Non Deve Essere Nominato, il Male personificato, in arte Satana.
Satana è, seguendo i cliché delle commedie yuppies anni 80, un manager, anzi il manager che si è occupato degli ultimi progetti della banca in collaborazione con la mia azienda, una figura la cui aura malefica aleggia tutt’ora tra i banchi dell’open space. Il suo nome è sinonimo di terrore ed è in grado di provocare crisi isteriche; al solo sentirlo nominare ai reietti si dilatano le pupille e non riescono a frenare un piccolo tremito nelle ossa. Il motivo di cotanta paura risiede nelle liti furibonde tra lui e la Regina di Cuori (a breve un post anche su di lei), ovvero uno scontro epico tra colei che decapita teste ed il male personificato; una guerra senza vincitori che ha lasciato una scia di cadaveri dietro di sé. Ora che la guerra è finita, la memoria si fa labile e Satana rientra nelle figure leggendarie. Nessuno l’ha più visto, ma il suo nome è ancora usato per spaventare i reietti che non vogliono lavorare.

Il Grande Copy

January 29th, 2010

hemingway.jpg

Nel nuovo gruppo di lavoro qui in banca spicca la personalità fortemente egocentrica del Grande Copy. Costui, forte di un passato giornalistico in cui ha scritto, udite udite, un libro fotografico sulla Juventus, adesso redige prospetti informativi  delle carte di credito. Il soggetto in questione si presenta appesantito dalla vita, disilluso e fintamente cinico; pienamente coinvolto dal suo ruolo elitario di scrittore onnisciente, vuole sempre avere l’ultima parola, sprezzante, su tutto. La sua grandezza di copy cade sugli astanti con la stanchezza di chi fino a ieri beveva mojito con Hemigway, e per uno strano trucco spazio-temporale si ritrova nella mediocre banca a parlare di conti correnti. Ogni scusa è buona per dimostrare la sua superiorità intrinseca, superiorità che noi comuni esseri non raggiungeremo mai. Neanche a dirlo, la montatura di questo atteggiamento cavilloso da accademia della crusca si sente lontano un miglio, e lo rende ancora più patetico nella sua tracotanza. Il suo sport preferito è accanirsi sulla Bimbaminkia, che per sua natura non riesce a mettere una parola accanto all’altra, con attacchi sempre più sprezzanti che rasentano l’esposizione al pubblico ludibrio. In quei momenti faccio il tifo per la Bimbaminkia, nonostante tutto lei si sta dimostrando la più onesta di tutto l’ufficio.

nuovi colleghi1 - la bimbaminkia

January 25th, 2010

Eccomi qui, alla mia nuova scrivania, in banca. Il lavoro, come previsto, è il meno stimolante che si possa pensare, e quel barlume di creatività che si può trovare viene ammazzato dalle procedure burocratiche intrerne di approvazioni, formati standard, etc etc. Morale della favola: per una progetto che richiede due giorni di lavoro, ne servono altrettanti per mettere tutto “a prova di idioti”. E vedendo i nuovi colleghi, beh direi che è necessario incasellare tutto in procedure standard, visto che qui sembrano annegare nella banalità.

Prima tra tutti, la ragazza che mi sta seguendo, da qui in poi chiamata: La Bimbaminkia. Nonostante i suoi trenta e qualcosa anni, chiama il cellulare “cellu”, convive con un fidanzato treki (per avere un’idea guardate qui), non sa l’italiano ed è la barzelletta dell’ufficio. Da brava bimbaminkia, chiama i files con nomi improponibili, facendo un uso smisurato delle maiuscole e moltiplicando l’ultima lettera del file (il primo file che mi ha passato si chiamava “LAYERSSSSSSSSSS”). Inconscia della propria condizione di bimbaminkia cerca di darsi un tono e dichiara di guardare il grande fratello per rendersi conto di come siano gli italiani. Tra le frasi preferite:

“andiamo a fare la gnargna” –> andiamo a pranzo.

“o mammasaura” –> dal cartone animato Denver, esclamazione di disappunto e fastidio.

“semplicemente, banalmente, infattamente, spessatamente..” –> uso improprio, non si sa se voluto, di qualsiasi avverbio conosciuto e non.

La lista mi sa che si allungherà, per ora ne ho già le palle piene.

da lunedì…

January 15th, 2010

…si cambia ufficio, colleghi, luoghi in cui trascorrere la pausa pranzo, percorso per arrivare al lavoro. Ma il lavoro è sempre lo stesso, ed il datore anche. Adesso però sono in prestito, la mia azienda mi presta ad una banca; cosa farò di preciso non lo so, ma niente di troppo esaltante, visto che i progetti nuovi li gestiscono qui in sede. Quindi mi immagino che starò lì a fare manutenzione, ordinaria amministrazione, insomma l’impiegata dell’interaction. E per quanto io mi dica che è tutta crescita professionale perchè è giusto che io veda anche come si sta da un cliente per un certo periodo, perchè è tutta formazione, o come direbbe nonna “tutta salute”, mi sale una gran tristezza.

Ho passato infanzia ed adolescenza a pianificare la mia vita su un palcoscenico, votata all’arte con tutte le mie forze. Che non sono state sufficienti ad abbattere la legge di Murphy. Però ho sempre pensato di avere la comunicazione dentro, da qui il mio percorso di studi, ma poi ti laurei e devi mangiare, quindi cambi rotta, rimanendo nel campo. Poi pensi che non sia così male, che quello che fai ti piace e che ti senti in qualche modo portata. Finchè non ti prestano e inizi a prevedere un lungo periodo ad organizzare i prospetti informativi dei conti correnti. Ti volti un attimo e le vie che hai lasciato sono lì all’orizzonte, irraggiungibili ed ingombranti dentro di te. Che in banca proprio non ci sei mai voluta andare.

sulla scia del 2009

January 12th, 2010

Questo 2010 segue la via luttuosa del 2009, con un inizio che ai più sembrerà insignificante, ma che mi colpisce più di tanti nomi illustri. E’ venuto a mancare Bob Noorda, uno dei più grandi della grafica del XX secolo. Ricordo con malinconia quelle sigarette fumate sulla scala antincendio dell’università, lui che con tutta l’umiltà e la semplicità che si possa immaginare stava lì con noi a condividere le pause, sempre con una sigaretta tra le dita.

Grazie Bob.

Bob Noorda

Primi assaggi di Africa

January 7th, 2010

L’asilo del progetto enpa

Vedere l’Etiopia è come una doccia fredda nella canicola di luglio, un impatto fortissimo che si trasforma in voglia di non andarsene più. Tra tutte le meraviglie e le contraddizioni di questa terra bellissima e spietata c’è un piccolo gioiello di umanità dove i bambini sono finalmente al centro dell’attenzione, anche se per poche ore.
I bambini hanno un’età tra i 2 ed i 6 anni, e vengono accolti in questo centro per ricevere le cure e l’educazione che per noi sono scontate. Nonostante i musetti sporchi e le scarpe più grandi di tre misure, i sorrisi sono sempre presenti e la felicità di incontrarti è autentica: ti comunicano istantaneamente calore e gioia, ti accolgono con quei loro occhi carichi di curiosità e non puoi non sentire qualcosa dentro che si scioglie.
Durante la visita mi è stato chiesto di partecipare ad una lezione, una filastrocca in italiano che servisse per prendere confidenza con i fonemi. Ed è impressionante la velocità con cui l’abbiano appresa, e l’entusiasmo con cui cantavano assieme a me, con l’allegria fanciullesca che troppo spesso viene negata per la durezza delle loro condizioni.
Il progetto Enpa serve proprio a questo, ad offrire l’opportunità a questi bambini di essere bambini, di avere a disposizione un luogo protetto in cui imparare, giocare ed essere almeno un po’ spensierati.

questione di showbiz

January 7th, 2010

Primo giorno di lavoro dopo le vacanze natalizie: mi alzo con la solita acconciatura da Maga Magò che fa da pessima aureola ad un mal di testa oserei dire psicosomatico; anche il mio corpo si rifiuta all’idea di togliersi dal tepore delle coperte ed andare in ufficio. Inoltre, come il 99,9 % della popolazione femminile oggi  è il primo giorno di dieta, che non sarà una dieta, ma un’attenzione maggiore verso le mie abitudini alimentari, secondo tutti i crismi ed i buoni propositi. In ogni caso ho le palle girate e la faccia dell’odio verso il genere umano.

Arrivo alla metro già in ritardo, ma riesco a pregustarmi quei 20 minuti di quiete e lettura che mi riserva il tragitto tra Loreto e Romolo. Posto a sedere, libro in mano, isolo il mondo esterno e mi tuffo nell’inchiostro quando…immancabile come il brufolo da panettone sale la solita rom a chiedere soldi. Ora, Milano è una città che fa male, ti ingabbia nei suoi schemi, volente o nolente, ti proietta senza via di scampo nell’ottica del marketing e dei servizi alla clientela, secondo la logica da cummenda del “lavoro, guadagno, pago, pretendo”. E questa logica ha coinvolto persino i rom, che sono passati dal:

1. ti chiedo soldi e basta

2. ti chiedo soldi impietosendoti con i bambini affamati [e lì mi girano ulteriormente, ma molto]

3.  ti chiedo soldi in cambio di un servizio, ed i servizio è:ti rallegro il viaggio suonando per te.

laddove all’inizio erano violinisti improvvisati e fisarmonicisti scalcinati, ora si assistono a veri e propri concerti organizzati con tanto di amplificatori, così che tutti nel vagone possano essere deliziati dalle dolci note. E non serve aumentare al massimo il volume dell’ipod, perchè tanto lo strazio arriva comunque.

Questa mattina si è raggiunto il culmine: questa poverina in cerca di soldi (e di fama?)  è salita munita di amplificatore e microfono, con una base midi del peggior karaoke parrocchiale, e ci ha cantato tutta “strani amori” di Laura Pausini, dall’inizio alla fine, senza esclusione di colpi. Ci ha impiegato 3 fermate a completare l’opera, tra acuti da attacchi da mal di pancia e variazioni sul tema: durante il ritornello sembrava che la stessero sgozzando.

Ora, mi dite voi come si fa ad arrivare in ufficio col sorriso?

viaggio in africa

December 29th, 2009

Per ora non sono ancora riuscita a metabolizzare abbastanza il mio soggiorno africano; non abbastanza da poterne scrivere. Intanto, però, ci sono le foto a disposizione. A presto con il resoconto…

ippopotami.jpg

sorelle in crescita e nonne in ansia

December 14th, 2009

piccola giulia cresce

Questo week end l’ho trascorso a Bologna, dividendomi tra tutti i parenti da salutare preventivamente, visto che per Natale sarò ospite con il TC dei suoi genitori ad Addis Abeba. Eviterò qui di sottoporre al pubblico ludibrio gli attacchi ipocondriaci del TC alla lettura della pagina sull’Etiopia presente sul sito della farnesina, però sfido chiunque a non provare un brivido [per chi volesse tentare questa è la pagina ]. Attacchi di panico condivisi anche dalla nonna che, sapendo del nostro arrivo di domenica, è andata in ansia: di domenica l’ambasciata è chiusa quindi saremo bloccati alla frontiera in areoporto con possibile notte in carcere e salvataggio dopo appelli sui principali quotidiani. Insomma chiacchere rilassate per una partenza tranquilla e serena O_O.

A ristabilire il sorriso e la calma la visione della sorellanza in genere. Il piccolo sta crescendo come un piccolo Lord, i suoi canali preferiti su sky sono quelli dei mondi e delle culture e nel tempo libero si diletta in tornei di tennis.

Ma la meraviglia è la più piccina, nove mesi appena compiuti, uno sguardo incantato e curioso sul mondo ed una passione sfrenata per i gatti, unico animale che riesce a riconoscere. Alla vista di un felino inizia a ridere di gusto e a sgambettare euforica, cercando a tutti i costi di mettere le manine paffute sul malcapitato peloso. Sentire la sua risata contagiosa riesce ad abbattere anche l’ansia da (cito testualmente): “malattie parassitarie quali salmonella, ameba, giardiasi etc.; le malattie infettive quali colera, epatite A, meningite, tifo, TBC; l’AIDS.”

ogni tanto odio questa città…

December 4th, 2009

Ci sono giorni in cui, nonostante tutto, ti alzi senza scazzo. Sono quei rari giorni in cui ti guardi allo specchio e non noti tutti i difetti, in cui hai una maglietta nuova da mettere e scopri che ti sta veramente bene, in cui miracolosamente non hai i capelli da Maga Magò. Sono rari, questi giorni, e quando capitano devi approfittarne. Tutto sembra scivolarti addosso e anche la pioggia non è noiosa e umida, ma romantica e vagamente malinconica. Pensi che niente possa scalfirti, neanche il traffico mattutino, poi però la città di dà una sveglia brutale. Sei ferma ad un semaforo che attendi canticchiando, quando compare il branco maledetto: quattro o cinque modelle che galoppano sulle strisce pedonali. Io le odio. Piove e loro senza ombrello miracolosamente non si bagnano, hanno i capelli vaporosi come una pubblicità della Pantene, quall’abbigliamento finto trasandato di chi se lo può permettere, ed al solo passaggio sono in grado di creare un ingorgo per gli automobilisti inebetiti.

Ti guardi nello specchietto retrovisore e scopri un brufolo nuovo sul mento. Io odio questa città.