Primo giorno di lavoro dopo le vacanze natalizie: mi alzo con la solita acconciatura da Maga Magò che fa da pessima aureola ad un mal di testa oserei dire psicosomatico; anche il mio corpo si rifiuta all’idea di togliersi dal tepore delle coperte ed andare in ufficio. Inoltre, come il 99,9 % della popolazione femminile oggi è il primo giorno di dieta, che non sarà una dieta, ma un’attenzione maggiore verso le mie abitudini alimentari, secondo tutti i crismi ed i buoni propositi. In ogni caso ho le palle girate e la faccia dell’odio verso il genere umano.
Arrivo alla metro già in ritardo, ma riesco a pregustarmi quei 20 minuti di quiete e lettura che mi riserva il tragitto tra Loreto e Romolo. Posto a sedere, libro in mano, isolo il mondo esterno e mi tuffo nell’inchiostro quando…immancabile come il brufolo da panettone sale la solita rom a chiedere soldi. Ora, Milano è una città che fa male, ti ingabbia nei suoi schemi, volente o nolente, ti proietta senza via di scampo nell’ottica del marketing e dei servizi alla clientela, secondo la logica da cummenda del “lavoro, guadagno, pago, pretendo”. E questa logica ha coinvolto persino i rom, che sono passati dal:
1. ti chiedo soldi e basta
2. ti chiedo soldi impietosendoti con i bambini affamati [e lì mi girano ulteriormente, ma molto]
3. ti chiedo soldi in cambio di un servizio, ed i servizio è:ti rallegro il viaggio suonando per te.
laddove all’inizio erano violinisti improvvisati e fisarmonicisti scalcinati, ora si assistono a veri e propri concerti organizzati con tanto di amplificatori, così che tutti nel vagone possano essere deliziati dalle dolci note. E non serve aumentare al massimo il volume dell’ipod, perchè tanto lo strazio arriva comunque.
Questa mattina si è raggiunto il culmine: questa poverina in cerca di soldi (e di fama?) è salita munita di amplificatore e microfono, con una base midi del peggior karaoke parrocchiale, e ci ha cantato tutta “strani amori” di Laura Pausini, dall’inizio alla fine, senza esclusione di colpi. Ci ha impiegato 3 fermate a completare l’opera, tra acuti da attacchi da mal di pancia e variazioni sul tema: durante il ritornello sembrava che la stessero sgozzando.
Ora, mi dite voi come si fa ad arrivare in ufficio col sorriso?