ultimo post

March 3rd, 2010

Questo sarà l’ultimo post presente su questo spazio virtuale. Da quando mi è stato regalato è stato per me un momento di massima libertà, un luogo in cui rielaborare, spesso di molto, la realtà che mi circonda, per colorarla un po’, per riderci su o per ridimensionare le lacrime.
In tanti sono stati coinvolti su questo blog, alcuni si saranno riconosciuti, altri ignorano anche solo l’esistenza di questo mio diario. In ogni caso ci tengo a precisare che da parte mia non ci sono mai state intenzioni cattive, ma solo voglia di sorridere di me e di quello che mi circonda, di alleggerire situazioni che sentivo pesanti.
Ringrazio inoltre chi mi ha seguito, commentato, criticato e spalleggiato, è stato un vero piacere scrivere  sapendo che mi avreste letto.
Forse aprirò un nuovo spazio, forse no, se avete voglia cercatemi…

PB

da quando non ci sei..

February 25th, 2010

…perchè il lavoro ti porta lontano da me, ogni lunedì è una sofferenza ed ogni venerdì una gioia. Tutte le mattine cerco qualcosa di tuo da portarmi dietro durante la giornata ed ogni notte dormo con il tuo pigiama, alla ricerca di un abbraccio che non c’è, di un calore oltre la stoffa che non arriva. Riempio le mie serate di contatti obbligati con altri, di connessioni tanghere per sopperire alla mancanza di te. Ogni tanto sospiro, guardo una tua foto e mi formicola la pancia. Poi arriva il week end ed è troppo breve, scorre via in un attimo e il lunedì sei già un ricordo. Manchi, ma questo credo si sia capito.

vorrei ma non posso…

February 19th, 2010

Oggi a Milano sembra che la notte non sia mai finita. Nubi cariche di pioggia pesante riversano la loro malinconia su una città sempre più grigia, le luci artificiali sopperiscono a quest’alba mancata mentre l’umidità entra nelle ossa, nelle menti stanche. Il pensiero del finesettimana non riesce a sollevare gli umori, ci si trascina dalla macchinetta del caffè alla scrivania, si digita senza entusiasmo, si sta in silenzio a fissare uno schermo che trasmette informazioni che non riesci a decifrare perchè ti sembrano inutili, molto inutili.
E la mente va, vola via, e ti soffermi a fantasticare sull’altrove, su cosa vorresti fare realmente, dove vorresti essere, ben consapevole che per come stai ora, tutto è meglio di questa luce al neon. E mentre il tizio dietro di te fa scorrere il tempo a suon di pernacchie ed altri suoni gutturali (giuro che è così!) stili il tuo decalogo: tutto quello che preferirei fare adesso piuttosto che stare qui al lavorare:

1. fare all’amore sotto il piumone con la pioggia che diventa magicamente romantica
2. leggere su un prato assolato
3. guardare un film strappalacrime al cinema e pensare a tua mamma che dice “hai il pentolino delle lacrime in tasca”
4. abbracciare e coccolare i tuoi fratelli/sorelle, soprattutto i più piccini con il loro odore di infanzia inconfondibile
5. essere ad una lezione di tango a buenos aires
6. partire per un viaggio on the road senza una meta precisa, ma con la consapevolezza della compagnia giusta
7. tuffarmi in un mare caldo e temporeggiare lì dove l’acqua è bassa bassa
8. gironzolare in una città sconosciuta (New York potrebbe essere un’idea…)
9. chiudere gli occhi e perdermi in un abbraccio
10. guardare un’alba, una vera, con tutti i colori e le sfumature e quel senso di compiutezza che infonde.

Ho sicuramente dimenticato qualcosa, ma il grigio si sa, è infido e ce la mette tutta per bloccarti.

p.s. voi dove vorreste essrere? cosa vorreste fare?

Domande inutili

February 9th, 2010

Ogni tanto mi chiedo da quando e soprattutto perchè ci troviamo in questa situazione. Molto di quello che sto per scrivere, se non tutto risulterà retorico, ma continuo a chiedermelo lo stesso, perchè non riesco a trovare una risposta soddisfacente alle mie domande.

Ecco quindi i miei quesiti:
Perchè la metà dei miei coetanei deve elemosinare per un lavoro sottopagato e precario? Perchè le loro competenze, il loro tempo, la loro capacità non sono considerate risorse preziose da valorizzare in modo adeguato?
Perchè anche chi ha un lavoro più stabile si deve sempre sentire in difetto, come se stesse lavorando per intercessa grazia divina e quindi taci e sgobba come un mulo? Perchè dobbiamo essere considerati tutti sempre inutili e subito rimpiazzabili? Cosa siamo, pezzi di ricambio?
Perchè la flessibilità è intesa come disponibilità incondizionata a lavorare oltre l’orario di lavoro, senza straordinari retribuiti perchè il mio capo fa i saldi al cliente sulle ore di lavoro per progetto, mentre se chiedo di poter fare 8 ore tra le 10 e le 19 invece che tra le 9 e le 18, questo mi viene negato?
Perchè non si rendono conto che così facendo aumentano i giorni di malattia, l’insoddisfazione e quindi si è tutti molto meno produttivi e stressati e tristi e grigi?
Perchè non è considerato presentabile o dignitoso un lavoratore con la barba di un giorno o senza cravatta, quindi cazziabile, mentre ai piani alti fanno le peggio porcate impuniti?

Potrei andare avanti ancora per molto, molto tempo con queste domande, che sicuramente sono inutili e inconcludenti. Ma su una cosa sono sicura: io non vorrei che le cose fossero così, non lo avrei mai voluto, e mi piacerebbe molto cambiare questa situazione. Qualcuno sa dirmi come?

sulla scia del 2009

January 12th, 2010

Questo 2010 segue la via luttuosa del 2009, con un inizio che ai più sembrerà insignificante, ma che mi colpisce più di tanti nomi illustri. E’ venuto a mancare Bob Noorda, uno dei più grandi della grafica del XX secolo. Ricordo con malinconia quelle sigarette fumate sulla scala antincendio dell’università, lui che con tutta l’umiltà e la semplicità che si possa immaginare stava lì con noi a condividere le pause, sempre con una sigaretta tra le dita.

Grazie Bob.

Bob Noorda

Primi assaggi di Africa

January 7th, 2010

L’asilo del progetto enpa

Vedere l’Etiopia è come una doccia fredda nella canicola di luglio, un impatto fortissimo che si trasforma in voglia di non andarsene più. Tra tutte le meraviglie e le contraddizioni di questa terra bellissima e spietata c’è un piccolo gioiello di umanità dove i bambini sono finalmente al centro dell’attenzione, anche se per poche ore.
I bambini hanno un’età tra i 2 ed i 6 anni, e vengono accolti in questo centro per ricevere le cure e l’educazione che per noi sono scontate. Nonostante i musetti sporchi e le scarpe più grandi di tre misure, i sorrisi sono sempre presenti e la felicità di incontrarti è autentica: ti comunicano istantaneamente calore e gioia, ti accolgono con quei loro occhi carichi di curiosità e non puoi non sentire qualcosa dentro che si scioglie.
Durante la visita mi è stato chiesto di partecipare ad una lezione, una filastrocca in italiano che servisse per prendere confidenza con i fonemi. Ed è impressionante la velocità con cui l’abbiano appresa, e l’entusiasmo con cui cantavano assieme a me, con l’allegria fanciullesca che troppo spesso viene negata per la durezza delle loro condizioni.
Il progetto Enpa serve proprio a questo, ad offrire l’opportunità a questi bambini di essere bambini, di avere a disposizione un luogo protetto in cui imparare, giocare ed essere almeno un po’ spensierati.

questione di showbiz

January 7th, 2010

Primo giorno di lavoro dopo le vacanze natalizie: mi alzo con la solita acconciatura da Maga Magò che fa da pessima aureola ad un mal di testa oserei dire psicosomatico; anche il mio corpo si rifiuta all’idea di togliersi dal tepore delle coperte ed andare in ufficio. Inoltre, come il 99,9 % della popolazione femminile oggi  è il primo giorno di dieta, che non sarà una dieta, ma un’attenzione maggiore verso le mie abitudini alimentari, secondo tutti i crismi ed i buoni propositi. In ogni caso ho le palle girate e la faccia dell’odio verso il genere umano.

Arrivo alla metro già in ritardo, ma riesco a pregustarmi quei 20 minuti di quiete e lettura che mi riserva il tragitto tra Loreto e Romolo. Posto a sedere, libro in mano, isolo il mondo esterno e mi tuffo nell’inchiostro quando…immancabile come il brufolo da panettone sale la solita rom a chiedere soldi. Ora, Milano è una città che fa male, ti ingabbia nei suoi schemi, volente o nolente, ti proietta senza via di scampo nell’ottica del marketing e dei servizi alla clientela, secondo la logica da cummenda del “lavoro, guadagno, pago, pretendo”. E questa logica ha coinvolto persino i rom, che sono passati dal:

1. ti chiedo soldi e basta

2. ti chiedo soldi impietosendoti con i bambini affamati [e lì mi girano ulteriormente, ma molto]

3.  ti chiedo soldi in cambio di un servizio, ed i servizio è:ti rallegro il viaggio suonando per te.

laddove all’inizio erano violinisti improvvisati e fisarmonicisti scalcinati, ora si assistono a veri e propri concerti organizzati con tanto di amplificatori, così che tutti nel vagone possano essere deliziati dalle dolci note. E non serve aumentare al massimo il volume dell’ipod, perchè tanto lo strazio arriva comunque.

Questa mattina si è raggiunto il culmine: questa poverina in cerca di soldi (e di fama?)  è salita munita di amplificatore e microfono, con una base midi del peggior karaoke parrocchiale, e ci ha cantato tutta “strani amori” di Laura Pausini, dall’inizio alla fine, senza esclusione di colpi. Ci ha impiegato 3 fermate a completare l’opera, tra acuti da attacchi da mal di pancia e variazioni sul tema: durante il ritornello sembrava che la stessero sgozzando.

Ora, mi dite voi come si fa ad arrivare in ufficio col sorriso?

viaggio in africa

December 29th, 2009

Per ora non sono ancora riuscita a metabolizzare abbastanza il mio soggiorno africano; non abbastanza da poterne scrivere. Intanto, però, ci sono le foto a disposizione. A presto con il resoconto…

ippopotami.jpg

sorelle in crescita e nonne in ansia

December 14th, 2009

piccola giulia cresce

Questo week end l’ho trascorso a Bologna, dividendomi tra tutti i parenti da salutare preventivamente, visto che per Natale sarò ospite con il TC dei suoi genitori ad Addis Abeba. Eviterò qui di sottoporre al pubblico ludibrio gli attacchi ipocondriaci del TC alla lettura della pagina sull’Etiopia presente sul sito della farnesina, però sfido chiunque a non provare un brivido [per chi volesse tentare questa è la pagina ]. Attacchi di panico condivisi anche dalla nonna che, sapendo del nostro arrivo di domenica, è andata in ansia: di domenica l’ambasciata è chiusa quindi saremo bloccati alla frontiera in areoporto con possibile notte in carcere e salvataggio dopo appelli sui principali quotidiani. Insomma chiacchere rilassate per una partenza tranquilla e serena O_O.

A ristabilire il sorriso e la calma la visione della sorellanza in genere. Il piccolo sta crescendo come un piccolo Lord, i suoi canali preferiti su sky sono quelli dei mondi e delle culture e nel tempo libero si diletta in tornei di tennis.

Ma la meraviglia è la più piccina, nove mesi appena compiuti, uno sguardo incantato e curioso sul mondo ed una passione sfrenata per i gatti, unico animale che riesce a riconoscere. Alla vista di un felino inizia a ridere di gusto e a sgambettare euforica, cercando a tutti i costi di mettere le manine paffute sul malcapitato peloso. Sentire la sua risata contagiosa riesce ad abbattere anche l’ansia da (cito testualmente): “malattie parassitarie quali salmonella, ameba, giardiasi etc.; le malattie infettive quali colera, epatite A, meningite, tifo, TBC; l’AIDS.”

ogni tanto odio questa città…

December 4th, 2009

Ci sono giorni in cui, nonostante tutto, ti alzi senza scazzo. Sono quei rari giorni in cui ti guardi allo specchio e non noti tutti i difetti, in cui hai una maglietta nuova da mettere e scopri che ti sta veramente bene, in cui miracolosamente non hai i capelli da Maga Magò. Sono rari, questi giorni, e quando capitano devi approfittarne. Tutto sembra scivolarti addosso e anche la pioggia non è noiosa e umida, ma romantica e vagamente malinconica. Pensi che niente possa scalfirti, neanche il traffico mattutino, poi però la città di dà una sveglia brutale. Sei ferma ad un semaforo che attendi canticchiando, quando compare il branco maledetto: quattro o cinque modelle che galoppano sulle strisce pedonali. Io le odio. Piove e loro senza ombrello miracolosamente non si bagnano, hanno i capelli vaporosi come una pubblicità della Pantene, quall’abbigliamento finto trasandato di chi se lo può permettere, ed al solo passaggio sono in grado di creare un ingorgo per gli automobilisti inebetiti.

Ti guardi nello specchietto retrovisore e scopri un brufolo nuovo sul mento. Io odio questa città.